Camillo Olivetti – Alle radici di un sogno


Venerdì 13 maggio 2016, ore 21.
Laura Curino

Camillo Olivetti – Alle radici di un sogno

Di Laura Curino e Gabriele Vacis
con Laura Curino
regia Gabriele Vacis
Fondazione del Teatro Stabile di Torino
in collaborazione con Associazione Culturale Muse.

Evento organizzato in collaborazione con Associazione Non Solo Mamme – Vimodrone.

curino_sitoQuando Gabriele Vacis cominciò a parlare di un testo sugli Olivetti cominciavano i tempi duri per Ivrea. Ivrea è oggi un Paradiso perduto. Finiti i tempi in cui si poteva incontrare Lana Turner al caffè, e Doris e Constance Dowling, che fece perdere il cuore e la vita a Pavese.
I problemi di occupazione hanno incupito il volto della città che è stata la culla di un sogno urbanistico, industriale, culturale, civile, unico in tutta l’Europa. L’alluvione le ha anche smangiato a forza le rive della non più così cerulea Dora.
Il ricordo di quello che la città era stata era come rimosso, dimenticato.
E del resto la dimenticanza sembrava caduta in tutta Italia: chi parlava più di fabbriche belle, di città a misura d’uomo, di rispetto del territorio, di tecnologia al servizio del benessere?
Chi citava più un uomo, Adriano Olivetti, che aveva chiamato Le Corbusier per creare le case per gli operai, che costruiva fabbriche fra gli alberi, che aveva inventato l’urbanistica, il design, la psicologia del lavoro? Dov’era la sua casa editrice, che dopo la guerra pubblicò i testi di filosofia, psicologia, sociologia, architettura, fino ad allora proibiti dal fascismo?
Chi aveva inventato la fabbrica che diventò la dimostrazione vivente, sana, solida e redditizia del fatto che il lavoro in fabbrica può non essere sinonimo di alienazione, inquinamento, malattia?
Il mio lavoro su Olivetti è un tentativo di rispondere a queste domande, sollecitare la memoria, ma anche rinnovare le leggende che si raccontavano quei bambini prigionieri dell’altro modello di fabbrica (la Fiat) nelle lunghe giornate passate in colonia.
Olivetti è la storia di Camillo, il pioniere, l’inventore, l’anticonformista capriccioso e geniale che fonda, agli inizi del Novecento, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere.
E’ il racconto epico di un’avventura, e in quanto tale avvincente,pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi.
La cosa più straordinaria è che è… tutto vero.
– Laura Curino


Progetto Apripista

Federica D’Angelo, Ksenija Martinovic – Vestimi bene e poi uccidimi

Anteprima
Progetto vincitore del Premio Lidia Petroni 2016

vestimi_bene_apripsita4Morire / E’ un’arte, come qualsiasi altra cosa. / Io lo faccio in un modo eccezionale / Io lo faccio che sembra un inferno / Io lo faccio che sembra reale / Ammetterete che ho la vocazione. – Sylvia Plath.
Se morissimo improvvisamente, come vorremmo essere vestite per la nostra sepoltura?
Vestimi bene e (poi) uccidimi è uno studio su Ofelia. In scena due donne in uno spazio abbandonato, lasciate a se stesse; sono lì da sempre, ripetono ogni giorno gli stessi gesti, le stesse parole. Imprigionate nel loro mondo. Un mondo doppio, di due Ofelie, ironiche, alla disperata ricerca di un vestito perfetto, per una morte perfetta.
Giocano con gli abiti come se si potessero incrostare nella loro carne. Devono conservare ogni immagine, ogni ricordo prima di scegliere di morire. Due principesse che affrontano le stesse sofferenze e decidono di ribellarsi.
Non vogliono più stare composte a tavola e mettersi il belleto. Sono stanche dell’immagine che qualcun’altro ha costruito per loro. Troppo spesso Ofelia è stata vista come vittima inconsapevole del corso degli eventi, come un quadro messo lì a prendere polvere. Ha lasciato che il dolore e la rabbia crescessero in lei nel silenzio; non poteva togliere la scena ad Amleto, l’uomo che amava. Ora due voci danno vita a confessioni, richieste di aiuto, grida, prese di coscienza. Attraverso Shakespeare, Muller, Marguerite Youcernar, Rimbaud, Tina Modotti, Sylvia Plath.


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